
Cuore di pietra ///VT///





Così si esprimeva il dottor Franz Alexander fondatore della medicina psicosomatica. Sappiamo che sistema nervoso, endocrino ed immunitario sono in costante e reciproco dialogo con i nostri pensieri ed emozioni. Psiche e soma sono certamente interdipendenti. L’effetto placebo è la prova clinica più evidente del potere della mente. Ippocrate stesso sosteneva che gli era più facile capire quale tipo di persona potesse contrarre una certa malattia piuttosto che diagnosticare un male a qualcuno.
L’inconscio non è un luogo oscuro da temere ma il vero archivio della nostra soggettività. Come esplorato dalla pratica psicoanalitica a cui rimando (da Sigmund Freud, Carl Jung ai nostri Umberto Galimberti e Massimo Recalcati) è proprio nei contenuti rimossi, nei sogni, nei segni e sintomi che la nostra verità interiore si svela oltre la maschera dell’Io cosciente.
Quando il cielo basso e cupo pesa come un coperchio
sull’anima che geme in preda a lunghi affanni
e versa, abbracciando l’intero cerchio dell’ orizzonte,
una luce nera più triste di quella delle notti;
quando la terra si muta in un’umida prigione,
dove la Speranza, come un pipistrello,
va sbattendo contro i muri la sua ala timida
e urtando con la testa sui soffitti marci;
quando la pioggia distendendo le sue immense strisce,
imita le sbarre di una grande prigione,
e un popolo muto di infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
a un tratto delle campane sbattono con furia
e lanciano verso il cielo un urlo orrendo,
simili a spiriti erranti e senza patria,
che si mettono a gemere ostinatamente.
-E lunghi funerali, senza tamburi nè musica,
sfilano lentamente nella mia anima;
vinta, la Speranza piange e l’atroce Angoscia, dispotica,
sul mio cranio chino pianta il suo vessillo nero.

Sebbene le nostre radici e le nostre esperienze passate abbiano lasciato una traccia indelebile in ciò che siamo, oggi non possiamo più abitare in quella dimensione. Il passato possiamo solo guardarlo da lontano ed il tempo che passa ci allontana sempre di più dalla nostra origine.
Qui sta la natura illusoria e temporanea dell’esistenza umana secondo Shakespeare. La realtà che viviamo non è solida o permanente ma drasticamente impalpabile e fragile. E’ come uno spettacolo teatrale, come i sogni che viviamo che appaiono reali ma svaniscono appena ci svegliamo. Il sonno che racchiude la nostra breve vita rappresenta lo stato di incoscienza prima della nascita e dopo la morte e, nel mezzo, la vita cosciente è solo un breve intervallo luminoso tra due infiniti momenti di buio.
Fernando Pessoa ci dice proprio questo: le parole si possono toccare, accarezzare, sfogliare in quanto possiedono un peso che agisce sulla nostra psiche. Il linguaggio ha una sua fisicità. Egli le definisce anche “sirene visibili” e “sensualità incorporate”, insomma una materia viva e tangibile che procura piacere, ammalia e seduce. Anche Roland Barthes ci ricorda che il linguaggio stesso è una pelle : ” io sfrego il mio linguaggio contro l’altro come se avessi delle parole a mo’ di dita o delle dita sulla punta delle mie parole”.