Pip: Zigzagando, mezzanotte, temporale — benvenuti nell’episodio in cui il meteo diventa letteratura.
Mara: Oggi esploriamo una poesia di vitotroiani che trasforma un temporale notturno in qualcosa di molto più oscuro: un paesaggio dell’anima, fatto di lampi, montagne aliene e cieli capovolti. Partiamo subito con il testo.
temp’orale a 1/2notte: il buio che disegna
Pip: Una poesia che porta nel titolo stesso una frattura — “temp’orale”, con quell’apostrofo che spezza la parola come un lampo spezza il cielo. La domanda che pone il testo è radicale: cosa vediamo davvero quando guardiamo una tempesta notturna?
Mara: Il testo apre con un’immagine fisica precisa, poi vira verso qualcosa di più inquietante. Ecco il verso che lo rivela: “E’ rumore di buio ragno demone che disegna reti nel cielo di braci.”
Pip: Il buio non è assenza — è un’entità che costruisce, che intreccia. Il ragno demone non spaventa per sé, spaventa perché lavora. C’è qualcosa di metodico in questa oscurità.
Mara: Le montagne sullo sfondo non sono rassicuranti: “livide ed aliene a ricordare il parto loro non dalla pietra ma dall’incubo.” Non è geologia, è origine mitica — e l’origine è traumatica.
Pip: Un dio crudele che modella la terra al sorgere del giorno. Non è l’alba come rinascita — è la rivelazione di un disegno già deciso, già ostile.
Mara: E poi il finale si svuota di violenza ma non di angoscia: “nè fumo, nè rovine ma solo distese d’inchiostro scure pozze di cieli capovolti nell’abisso d’un gorgo nero.” La tempesta è passata. Resta il negativo fotografico del mondo.
Pip: Cieli capovolti nelle pozzanghere — il cielo che precipita verso il basso, il mondo che perde orientamento. È un’immagine silenziosa, eppure è quella che rimane di più.
Mara: La poesia funziona proprio per questa progressione: dal rumore fisico del temporale alla geometria del buio, fino al silenzio finale che non è pace ma dissoluzione.
Pip: Dal gorgo nero al giorno dopo — che sia davvero un’alba, o solo un’altra forma di notte, lo lasciamo alla prossima lettura.
Pip: Un temporale come soglia tra il visibile e l’incubo — è questo che resta.
Pip: La prossima volta vedremo cosa succede quando il cielo torna sereno. O forse no.
Temp’orale a 1/2notte
E’ temporale
a mezzanotte.
Lampi e sussulti dentro nubi
panciute
zeppe di vapore e fuoco.
Sullo sfondo montagne livide
ed aliene
a ricordare il parto loro
non dalla pietra
ma dall’incubo.
E’ rumore
a mezzanotte.
E’ rumore di buio
ragno demone che disegna reti
nel cielo di braci
…e la terra….
quella sembra creata da un dio
crudele
al sorgere del giorno.
Adesso, nè fumo
nè rovine
ma solo distese d’inchiostro
scure pozze di cieli capovolti
nell’abisso d’un gorgo nero.
(VVTT)


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