Già dalla copertina dell’opera possiamo intravedere quale viaggio surreale e distopico stia per iniziare. Da conducente fanno i Pholas Dactlylus, un combo di musicisti d’avanguardia che hanno preso in prestito il loro nome da un mollusco le cui caratteristiche di bioluminescenza ci fanno da guida nel circuito psichedelico della mente. Non è intrattenimento musicale ma un’esperienza totalizzante e a tratti opprimente che verte su testi visionari recitati in modo ipnotico. Dentro allegorie e simbolismi si rincorrono “immagini sonore” in continua mutazione sospinte da partiture strumentali in un magma orgiastico di fughe e controfughe. La ricerca di una sintonia profonda che si avvale di archetipi condivisi dall’intera umanità fanno dialogare le parti più nascoste della psiche umana richiamando il concetto di inconscio collettivo di Jung. E’ un flusso di coscienze in cui le singole entità si dissolvono per attingere ad una memoria ancestrale dove le immagini suggerite dai testi surreali non appartengono alla sfera del vissuto quotidiano del singolo ma risuonano come simboli universali in un contesto apocalittico e decadente. Viene richiamata anche la logica del sogno dove il principio di non-contraddizione perentoriamente decade e i paesaggi sonori diventano visioni oniriche allucinate. Tutto questo contribuisce a creare un’aura di oggetto misterioso per il suo impatto psicologico ed emotivo. Il potere dell’immaginazione e del pensiero come via di fuga da una realtà alienante, un tentativo di orbitare attorno alla mente umana e alle sue infinite proiezioni.
Fine del disco. Buon viaggio.

