La musica: un dialogo con l’inconscio

Come diceva Kant, e prima di lui Platone e Aristotele, la musica ha la capacità di “muovere l’animo”. Essa è la più astratta tra le arti e in quanto tale riesce a proiettarci al confine delle nostre percezioni sino a sfiorare terreni metafisici. L’inconscio sembra, per così dire, vibrare tramite il suono in quanto, quest’ultimo, oltrepassa la razionalità per dialogare direttamente con le emozioni e i vissuti nascosti. E’ come trovarsi dentro una seduta psico-analitica in cui silenzio e dialogo sono come pause e note. Il corpo e la mente sono indissolubilmente legati in un’unità somatopsichica dove la musica viene sentita, elaborata ed espressa e di cui ciascuno può cibarsene. Vladimir Jankelevitch (musicologo e filosofo francese) ci illumina con le sue parole: “Dove la parola manca, là comincia la musica; dove le parole si arrestano l’uomo non può che cantare”.

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