Correva l’anno 1971 quando il visionario Peter Sinfield (paroliere-hyppie del gruppo jazz-rock dei King Crimson) scriveva il testo di ISLANDS, un’ode alla condizione di isolamento esistenziale, un sussulto onirico con melodie luminose ed intimiste dove il muro tra sogno e realtà non sarà mai totalmente abbattuto. E’ la metafora degli uomini come isole circondate dal mare. E’ la paura del nostro ego di aprirsi all’esterno. Sotto l’oceano della incomunicabilità, tuttavia, le isole poggiano sulla stessa terra rendendo la solitudine un’esperienza universale che, paradossalmente, unisce tutte le anime. Le atmosfere struggenti evocate da mellotron e tromba fanno da humus al lirismo malinconico fino a portare ad un finale dove il dialogo desolato tra corno e pianoforte evoca un senso di totale distacco, cesellato da un cantato quantomai sospeso e fragile. La rete dell’amore è il tramite che permette a queste isole di stringersi la mano…. mentre le onde accarezzano l’isola portando la sabbia lontano….e tutto ritorna al mare, nel luogo dove tutto è nato….E’ il ciclo della vita e della sua transitorietà a cui l’uomo cerca invano di sottrarsi.

