Fremette la mano sull’attimo fecondo
l’alba disattesa spalancò le pupille della notte
e iperboli di spazio replicarono al momento statico
in un sussulto rabbioso e caldo.
La realtà infiammò il primo istante
nel lamento ubriaco di un cielo
disteso a prender forma.
Si dilatarono i primi sospiri del tempo neonato
atomi densi scivolati su linee curve di gravità
e distanze create senza i confini.
Dentro algoritmi sbilenchi, infine fu solo equilibrio
nel dominio della materia oscura
nata dal tuono per diventar luce.









