la forma del cuore

Tutti sanno disegnare un cuore. Nella storia la rappresentazione del cuore è rimasta invariata nel corso dei millenni. I graffiti più antichi risalgono a circa 15.000 anni fa (come quelli ritrovati all’interno della grotta di Pindal in Spagna). Probabilmente la sagoma del cuore è ispirata alla forma del silfio, un frutto ormai estinto che cresceva in Cirenaica (una ristretta zona costiera dell’attuale Libia), il cui seme aveva proprio la forma di un cuore. La sua forma veniva impressa come decorazione sulle monete e date le sue proprietà medicamentose era utilizzato soprattutto come anticoncezionale. L’icona grafica del cuore appartiene ormai ad una sorta di alfabeto universalmente riconosciuto. Il simbolo identifica il cuore come sede dell’emotività e dei sentimenti romantici ( in antichità si pensava fosse il luogo della mente mettendo in relazione diretta il cuore con l’anima). Il simbolo del cuore come lo conosciamo oggi compare in alcuni manoscritti del 1200 e nella raffigurazione allegorica che ne fa Giotto in un ritratto della Carità mentre porge il suo cuore a Cristo. Nel sedicesimo secolo anche le carte da gioco francesi si adeguano ed accanto ai fiori, quadri e picche compaiono i cuori proprio come noi li conosciamo adesso. Da allora l’icona rappresentativa del cuore è sempre la stessa ed è quella che ritroviamo ovunque persino nelle emoticons con cui scriviamo i messaggi o sulla sabbia quando lasciamo un pensiero affettuoso per qualcuno….cuore come metafora dell’amore.

In un mondo capovolto….dove una mano sembra un artiglio ed una carezza una frusta che ti scuoia

Difficile, impossibile da capire

solo per quei pochi capaci di tuffarsi

nel baratro senza fine

eppure

un’esperienza che colma e lascia il segno

che sia odio oppure amore, sottile.

Disequilibrismo

che annichilisce la mente

pulsioni

che ne violentano il senso

note a brandelli

improvvisate e sparpagliate nel silenzio

urticante ed anarchico,  ma adesso colmato.

Lungo flussi di suono e caos

si schiudono spiragli di passione

nuvole di carezze

arpeggiate

che abbattono il muro

di immagini senza contorno.

Nel magma ritmico senza appigli

solo parole proiettate al contrario

capaci di trascinarsi

sino al capezzale di un fiore spogliato

pur senza mai convincerlo

a piegarsi.

Nemmeno per un bacio.

(“DIFFICILE, SE NON IMPOSSIBILE”

poesia di vito troiani)

ECO

Lo puoi cogliere

ma è già lontano.

Non è un tuono

non è un grido

e nemmeno un bisbiglio.

L’eco è così lieve

che si disperde

come un ricordo che muore

lentamente

lasciando solo silenzio

gelido.

Che riesce ancora a far male.

(ECO   poesia di vito troiani)

La “distensio animi” di Sant’Agostino

Cosa faceva Dio prima della creazione? Questa domanda presuppone che anche Dio sia calato nel tempo. Ma secondo Sant’Agostino Dio è fuori dal tempo, nell’eternità. Egli non crea le cose nel tempo ma crea anche il tempo: quindi non esiste tempo prima della creazione.

Ma cos’è il tempo?  S.Agostino diceva “io so cos’è il tempo ma quando me lo chiedono non so spiegarlo”. Pare ovvio considerare il tempo come la somma di passato, presente e futuro ma il passato non è più ed il futuro non è ancora. Parrebbe dunque che solo del presente si possa dire cos’è. Ma se il presente fosse sempre attuale esso non sarebbe tempo ma eternità.

Per cogliere la vera natura del tempo occorre quindi scrutarsi nell’interiorità. Il tempo, come riporta Sant’Agostino, è “distensio animi” cioè un distendersi dell’anima. Ciò che viene pesato non sono le cose nel loro trascorrere ma l’affezione che esse lasciano nel vissuto e nell’anima di ciascuno. L’anima consente di connettere le tre dimensioni temporali (passato-presente-futuro) in un’unità perennemente “presente” in noi.

La conseguenza è che se non esistesse l’anima non esisterebbe il tempo.

 

(da LE CONFESSIONI di Sant’Agostino)

nel piccolo mondo dei quanti….

Confuso nella duplice natura

palpita l’Io che mi possiede

e che non conosco.

Sospesi

in una nuvola di probabilità

corpuscoli di me oscillano

come onde inchiodate al caso

per creare oltre la feritoia magica

ciò che ai miei occhi appare.

Dentro anelli di spazio mai veramente vuoto

grumi di energia

trasmutano in materia.

Sulla riva di questa luce e di questo buio

il mondo sceglie la sua forma

dal nulla

ma solo nell’attimo che stordisce

mentre

tra brane impercettibili della ragione

istantaneamente collasso…

 ….nell’incubo di esistere

o sparire.

(“COLLASSO”  poesia di vito troiani)

ciò che siamo…..

Se possiamo vivere solo una piccola parte che è in noi che ne è del resto?

come dovrebbe essere speso tutto il tempo che ci resta da vivere?

Libero e senza forma

viaggia leggero nella sua libertà

e resta pesante nella sua incertezza.

E’ un desiderio surreale e nostalgico

quello di ripartire ad un punto della nostra vita

ed esser capaci di prendere una direzione completamente differente

da quella che ci ha reso ciò che siamo.

 

(dal film “Treno di notte per Lisbona”)

Mare Dentro

mare dentro mare dentro

senza peso nel fondo

dove si avvera il sogno

Due volontà fanno avere

un desiderio nell’incontro

Il mio sguardo

il tuo sguardo

come un eco che ripete

senza parole

Più dentro più dentro

fino al di là del tutto

attravero il sangue e il midollo

Però sempre mi sveglio

e sempre voglio esser morto

per restare con la mia bocca

sempre preso

nella rete

dei tuoi capelli.

 

(dal film “Mare Dentro”)

figlia della luna

Chiamatela Figlia della Luna

che danza sul letto di un fiume

adorabile Figlia della Luna

che sogna all’ombra di un salice.

Parla con gli alberi della ragnatela boschiva

s’assopisce sui gradini di una fontana

con una bacchetta argentata dirige il coro delle civette

in attesa del sole sulle montagne.

Lei è Figlia della Luna

raccoglie fiori in un giardino

adorabile Figlia della Luna

che galleggia tra i rintocchi delle ore.

La tua candida tunica lattea veleggia al vento

mentre spruzzi ciottoli su una meridiana

giochi a nascondino con gli spiriti dell’alba

sperando in un sorriso del Figlio del Sole.

 

(traduzione di MOONCHILD  dei King Crimson,testo di Peter Sinfield)