Sono il mio doppio, il mio presente
e il mio passato
chini entrambi sullo stesso libro
le cui pagine non posso girare
come voglio.
E dalle mie mani, adesso,
vedo cadere quel libro
che non ho letto mai….
Sono il mio doppio, il mio presente
e il mio passato
chini entrambi sullo stesso libro
le cui pagine non posso girare
come voglio.
E dalle mie mani, adesso,
vedo cadere quel libro
che non ho letto mai….
Sono fasciato di carne e pelle mentre il respiro mio
alita in me.
Sono tutto dentro me stesso e guardo dai miei occhi, come
da uno stretto gorgo, il mondo fuori.
Dunque, dov’è che io ho inizio e dove ho fine?
Ogni vita è cieca. Io vedo tutto tranne me stesso.
Gli occhi sono rivolti sempre verso il fuori, ma dentro,
dentro di me, c’è una caverna buia.
Io sono lì, noi siamo lì, e non riusciamo mai
a vederci.
A più riprese lo invoco
e, semplicemente, constato che altro mondo
non c’è
al di fuori di questo sogno
da dove potrei fuggire
di nuovo.
Ma non ne uscirò riaprendo
gli occhi
sarà il mondo attorno a spegnersi al mio
risveglio.
(V.T.)
Due corpi, una linea
senza limite di spazio
distanti ma vicini
complici per sempre
nel groviglio di un abbraccio.
(Vito Troiani)
Confuso nella duplice natura
palpita l’Io che mi possiede
e che non conosco.
Sospesi
in una nuvola di probabilità
corpuscoli di me oscillano
come onde inchiodate al caso
per creare oltre la feritoia magica
ciò che ai miei occhi appare.
Dentro anelli di spazio mai veramente vuoto
grumi di energia trasmutano
in materia.
Sul bordo di questa luce e di questo buio
il mondo sceglie la sua forma
mentre tra brane impercettibili
istantaneamente collasso….
…nell’incubo di esistere
o sparire.
(Vito Troiani)
Giunta da lontano
a sfiorare in un sol punto
questo cerchio.
Curioso è accostare
donna a linea.
Ma così è l’incontro
chiuso sull’attimo
e fuggito via.
(vito troiani)
Coprirmi di silenzio, ostile
come velo attorcigliato
su grumi di corpi a brandelli
Ancora non so perchè
dedico carne e voce
a ricordi scartavetrati che grondano
come lacrime in agonia.
Ogni abbaglio è un rigurgito appuntito
pupilla annientata o
soffio di favola rimasta orfana
e a tentoni m’avvicino
verso gravità sbilenche
per soccombere dolcemente
al gelo rassicurante di una rinascita.
(vito troiani 30.5.2020)
Gelida assenza
aleggia come luna di marmo.
Silenzio pulsante, adeso.
Incapace di percepirne la forma
consumo il mio tormento
cercando
il profilo suo, vuoto
sospeso nel vento.
(di vito troiani in memoria di tilah)
Maschere che cadono.
Una recita spogliata, quasi imperfetta.
Nel sottocute
ingiustificate assenze volteggiano
come creature avide
senza corpo e senza anima
mentre
una torbida carezza sfiora
quel che di me è più profondo.
La mia pelle.
Dimmi
dell’amore che tace
tra le pieghe del buio
e le ore che franano a vuoto
Dimmi
dell’amore che s’accende
e spalanca le porte di un sogno
sotto schegge di sole
mentre riparto da zero
ancora una volta.
(poesia di vito troiani)