Potrebbe aver ragione Chuang Tzu. Il filosofo taoista racconta un sogno che lo vede trasformato in una farfalla, domandandosi al risveglio se sia egli stesso che sogna di essere una farfalla o una farfalla che sogna di essere Tzu. Il mistero viene aggirato da Tzu superando il bisogno logico di distinguere tra sogno e realtà, accettando di conseguenza la “trasformazione delle cose”. La vita stessa è una sequenza di mutamenti in cui nessuna prospettiva è superiore all’altra, e il non aggrapparsi ad una rigida definizione della realtà smette di essere una prigione.
Il sogno della farfalla è un esempio di come la percezione dell’esistenza sia interamente mediata dallo stato della nostra coscienza, rendendo impossibile stabilire un criterio oggettivo assoluto. Si tratta di una sovrapposizione di stati (sogno/realtà) che si specchia perfettamente con quanto succede nel mondo quantistico. Una particella subatomica non ha proprietà definite fino a quando non viene misurata/osservata. Ci viene in aiuto l’esperimento mentale del “gatto di Schrodinger ” che si trova contemporaneamente in una combinazione di probabilità di entrambe le condizioni (o vivo o morto). Solo la verifica stabilisce una sola opzione.
Il risveglio di Tzu costringe la contingenza a manifestarsi in una forma definita: improvvisamente c’è un uomo nel letto. Nella meccanica quantistica questo corrisponde al collasso della funzione d’onda provocato dall’interazione dell’osservatore. Quando uno strumento misura la particella, la natura è costretta a scegliere un’unica alternativa tra quelle possibili, annullando la sovrapposizione precedente.
Sia il saggio taoista che la fisica quantistica suggeriscono la stessa conclusione: la realtà non è un fatto concreto ed immutabile, ma una trama di possibilità che si definiscono solo nel momento della presa di coscienza o della verifica esterna.
Una sintesi tra ciò che racconta la mente (filosofia) e la tangibilità percepita (fisica) forse separa troppo l’uomo dal resto dell’universo scibile o, al contrario, lo ricolloca fermamente al suo interno come parte integrante. Allora, per rispondere al dubbio iniziale, occorre pensare alla mente umana come unica creatrice della propria realtà. E’ solo Chuang Tzu a decidere la sua verità indipendentemente da quale parte si trovi.
