Pip: Benvenuti a Zigzagando, dove oggi si entra direttamente nelle viscere del blues elettrico — e non si esce indenni.
Mara: vitotroiani ci porta dentro un pezzo che conosce a memoria: “Mistreated” dei Deep Purple, sette minuti di tormento che diventano poesia. Parliamo di dolore, catarsi, e di cosa succede quando la musica smette di essere musica. Cominciamo proprio da lì.
MISTREATED: il lamento blues di un uomo maltrattato
Mara: La domanda al centro di questo pezzo è semplice e brutale insieme: cosa fa un brano quando supera i confini della canzone e diventa qualcosa di fisico, di anatomico? “Mistreated” viene descritto non come ascolto, ma come esperienza corporea — e il testo cerca di restituire esattamente quella sensazione.
Pip: Il punto di partenza è preciso: mille ascolti. Non un’impressione, una sedimentazione. E il risultato è questo — “Non si tratta solo di abbandono. È un rituale cupo che ti scava dentro come una lama infetta per gettarvi tutto il suo tormento.”
Mara: Ecco la posta in gioco: il blues come strumento chirurgico. Non consola, non accompagna — incide. E l’incisione ha uno scopo: estrarre il veleno. Sette minuti di agonia che finiscono in anestesia totale, catartica. Il male viene restituito, come scrive il testo, “pulito, libero da ogni veleno.”
Pip: C’è qualcosa di quasi paradossale in questo — più il brano fa male, più guarisce. Il legno elettrico che “sanguina note come tagli che non sanno guarire” diventa, alla fine, la cura stessa. Il blues come medicina amara che funziona proprio perché è amara.
Mara: Il testo costruisce questa tensione immagine dopo immagine. “Disperazione si fa ghiaccio nei polmoni mentre il canto rovina l’anima.” Non è metafora decorativa — è descrizione precisa di uno stato fisico. La voce non chiede pietà, e non la offre nemmeno.
Pip: E alla fine, quando tutto si sgretola, resta solo quello: “un blues. Lento e maltrattato.” La riduzione è totale. Tutta l’anatomia del pianto, tutta la lama infetta — e poi il silenzio, e due parole.
Mara: È quella spoliazione finale a rendere il pezzo efficace. Non chiude con una spiegazione, chiude con una sensazione. Il lettore arriva alla fine già dentro quel suono.
Pip: Sette minuti di Deep Purple, mille ascolti, e alla fine un blues che fa il lavoro sporco che le parole non riescono a fare da sole.
Mara: Il dolore restituito pulito. Ci sentiamo alla prossima.
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MISTREATED: il lamento blues di un uomo maltrattato.
E’ ritmo che consuma i passi.
E’ ferro che brucia sotto la carne.
La voce non chiede pietà.
Un lamento che sale, agonia
di chi si sbriciola senza rumore.
Disperazione si fa ghiaccio nei polmoni
mentre il canto rovina l’anima.
Il legno elettrico sanguina note come tagli
che non sanno guarire.
Ogni nota è un cappio al cuore
che graffia prima di farsi polvere.
Non è più musica, è anatomia del pianto
dove metallo si fa piaga.
Ma alla fine resta solo un blues.
Lento e maltrattato.
(vvv,ttt.### riflessioni dopo aver ascoltato almeno un migliaio di volte il brano “Mistreated” nato dalle viscere del Profondo Viola (in realtà Deep Purple….). Non si tratta solo di abbandono. E’ un rituale cupo che ti scava dentro come una lama infetta per gettarvi tutto il suo tormento. Dopo quei sette minuti di agonia è anestesia totale, catartica. Il male è restituito pulito, libero da ogni veleno).
