Carl Jung definisce la sincronicità come la coincidenza temporale di eventi privi di legame causale che avvengono contemporaneamente senza un rapporto di causa-effetto pur condividendone un significato. Si tratta di una sorta di ponte tra il proprio mondo interiore (sogni, pensieri, stati d’animo) e la realtà esterna. Questi eventi coincidenti dimostrerebbero che psiche e materia non sono separate ma fanno parte di un unico ordine cosmico, due aspetti di un’unica realtà. Quando si sperimenta una sincronicità l’inconscio sta cercando di comunicare con la coscienza attraverso un linguaggio dei simboli offrendo una direzione o una comprensione più profonda della propria vita. L’inconscio proietta un contenuto simbolico nella realtà per favorire il processo di individuazione ed elaborazione personale. Tutto ciò avrebbe a che fare, secondo Wolfgang Pauli, anche con il fenomeno dell’entanglement quantistico (entanglement vuol dire intreccio, groviglio, correlazione) in base al quale due sistemi quantistici si scambiano informazioni quando sono a contatto e quando vengono allontanati (anche ad enormi distanze essi modificano immediatamente il proprio stato in base a quello dell’altro). In sostanza eventi che accadono in un punto qualsiasi dello spazio possono influenzare istantaneamente altri eventi che avvengono a distanza. Applicando concetti vicini all’entanglement quantistico Jung e Pauli ipotizzarono un livello fondamentale della realtà in cui le barriere tra mondo materiale (fisica) e immateriale (psicologia) si dissolvono. La coscienza umana e l’inconscio parteciperebbero attivamente alla creazione degli eventi attraverso connessioni col mondo fisico basate sul significato e non sul principio di causalità diretta.
