il grande concerto nel cielo

“Pensa alla morte, alla paura, al destino…e canta”. Cosi i Pink Floyd chiesero alla turnista jazz Clare Torry di improvvisare una melodia raccomandandole di non utilizzare parole. Doveva solo esprimere il senso di transitorietà della vita, la sua finitudine e caducità. Ella si immedesimò a tal punto che dal grido passò al pianto, attraversando registri soul e gospel fino a vette quasi liriche. Alla fine la sua voce diventa un sussurro stanco. Nessuna parola. Solo anima e lacrime. Un atto di pura meditazione spirituale. Al termine della seduta di registrazione la Torry era piuttosto delusa salvo poi vedere tre ore dopo inciso sul nastro la traccia di The Great Gig in the Sky (questo il titolo del brano iconico contenuto nell’album The Dark Side of the Moon). La toccante progressione al pianoforte e hammond di Richard Wright e il suono caldo e fluttuante alla steel-guitar di David Gilmour sicuramente hanno impreziosito l’interpretazione vocale di quell’angelo caduto (così definita dalla critica dell’epoca). Un’emozione astratta, catartica, straziante.

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