
spazio /vt


“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita, la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…perchè la lettura è un’immortalità all’indietro”. (Umberto Eco)
In “COSI’ PARLO ZARATHUSTRA” Friedrich Nietzsche ribalta come un vecchio calzino bucato quello che è il senso comune del nostro vivere quotidiano, l’eterna lotta tra bene e male, cercando di smantellarne la sua dicotomia. Non necessariamente si deve essere in sintonia con la sua visione per le posizioni estreme raggiunte. Tuttavia, almeno per quello che mi riguarda, rende maggiormente stimolante il poter cogliere la profondità del suo pensiero. Ancor più sbalorditivo è il carattere profetico che a distanza di oltre un secolo il buon Nietzsche ha dimostrato di avere. Si tratta a tutto tondo di un’opera filosofica ricca di metafore disseminate in un tessuto di grande lirismo poetico. Personalmente ho dovuto fare i conti con i miei limiti conducendo una vera e propria sfida col libro cercando di suggere qualche briciola in più ad ogni lettura (per adesso sono solo quattro….ed in effetti il sottotitolo del testo recita “Un libro per tutti e per nessuno”). Consiglio comunque di avventurarsi nella lettura o meglio “visione” poichè sembra proprio di “leggere un film” dato l’effetto sinestetico dell’opera attraverso un’esperienza sensoriale e cognitiva unica.


Le perle, simbolo di bellezza, sono il risultato di una patologia all’interno dell’ostrica. Quando un parassita o un granello di sabbia entra all’interno della conchiglia essa reagisce avvolgendo l’intruso con strati di madreperla per proteggersi. Anche Karl Jasper (filosofo e psichiatra) affermava che “Ogni volta che ammiriamo una perla dimentichiamo che è la cicatrice della malattia della conchiglia”. La fragilità è alla base del prodursi di fenomeni straordinari, in particolare di quelli artistici. Lo spirito creativo dell’artista può essere rappresentato come la perla che nasce dalla malattia della conchiglia. Tutto questo per riconoscere nella “fragilità” il motore di ogni evento umano creativo.
“L’ARTE E’ MAGIA LIBERATA DALLA MENZOGNA DI ESSERE VERITA'”
…..cioè l’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità….
(Theodor W. Adorno)
“SIMUL ANTE RETROQUE PROSPICIENS”
Dobbiamo al Petrarca e alla sua visione prospettica del tempo (sospesa tra Medioevo e Umanesimo) la consapevolezza del nostro essere ponte tra passato e futuro.

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera” (F. Nietzsche)
….. tutto quello che uno dice può essere interpretato in modo inadeguato; allora parlando con la maschera puoi rivelarti e/o nasconderti….essa è l’illusione dell’inganno..ma tuttavia l’unica cosa che permette di vivere, una specie di schermo protettivo. Poichè la superficialità non è in grado di comprendere l’autentica profondità, quest’ultima si protegge attraverso allegorie, metafore e, appunto, “maschere”. Quindi la maschera non è un inganno malizioso ma una forma necessaria di tutela per chi possiede pensieri fuori dal comune.


