La salute non è un dato fisso ma un’onda di probabilità

Viene a mente il mondo bizzarro della fisica quantistica che studia il microcosmo, quello abitato dalle particelle elementari, dove le leggi tradizionali del senso comune lasciano il posto a fenomeni paradossali e controintuitivi. A questa scala la materia e l’energia non si comportano secondo le leggi fisiche a cui siamo abituati, ma seguono regole basate su sovrapposizioni, probabilità e legami invisibili. Trovo stimolante l’idea che il mondo curioso dei quanti possa “accarezzare metaforicamente” ciò che accade nella pratica clinica della medicina tradizionale, attraverso una visione non lineare e meno meccanicistica della salute umana.

Distinguere il soggetto “potenzialmente sano” da quello “potenzialmente malato”: questa è la sfida per eccellenza, la missione ardua, che investe ogni medico e operatore sanitario. Spesso si tratta di una vera e propria sovrapposizione di stati. Sappiamo che la luce possiede proprietà sia ondulatorie che corpuscolari: si propaga nello spazio come un’onda elettromagnetica (una mappa di probabilità) ma nel momento in cui interagisce con la materia si comporta come un flusso di pacchetti di energia chiamati fotoni (particelle). Finchè non viene misurato interagendo con uno schermo in un punto preciso, ogni singolo fotone di luce si trova in una indeterminazione spaziale (cioè si trova “ovunque”). E’ ciò che succede con l’esperimento (mentale!) del gatto di Schrodinger (che giace contemporaneamente “vivo e morto” in una scatola chiusa fino a quando non viene osservato). Nel momento in cui il fotone colpisce lo schermo, la funzione d’onda (la sovrapposizione di stati) in quel preciso istante collassa ed il fotone è rilevato come una particella definita.

In maniera speculativa lo stesso accade nella pratica clinica quando il rilievo, o meno, di uno stato biologico di malattia fa convergere la “funzione d’onda” in un unica realtà. L’idea che la salute non sia un dato fisso ma un’onda di probabilità è una metafora che trova parallelismi con la meccanica quantistica dove il destino di una particella, come abbiamo visto, non è una linea retta prevedibile, ma una nuvola di possibilità. Altresì, in ambito clinico, potremmo pensare la malattia come un’interferenza che alteri queste oscillazioni e i ritmi naturali dell’organismo, introducendo un elemento di imprevedibilità che rende impossibile anticiparne il destino con assoluta certezza. Affidandoci al senso comune, consideriamo il binomio salute/malattia due condizioni mutuamente esclusive mentre, in realtà, sono in continuo mutamento e bilanciamento biologico: l’una contiene l’altra. In ogni momento nel nostro corpo coesistono processi di danno e riparazione cellulare che ci rendono individui mai completamente sani o malati.

Viaggiamo attraverso un orizzonte probabilistico fluttuando costantemente in territori sospesi che rendono incredibile la realtà o meglio, credibile ciò che appare improbabile. Siamo fondamentalmente onde e particelle e la nostra componente materiale esiste in virtù di forze e scambi di energia invisibili. Affidati al caso più che alla contingenza, ciò che abbiamo non lo possediamo del tutto e quello che non possediamo in parte ci appartiene. Questo è il nostro mondo, caotico ed imprevedibile. Un mondo dove, forse, possiamo scegliere ma non decidere.

(uito,t)

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