Pip: Benvenuti a ZIGZAGANDO, dove anche una postura incerta può diventare un punto di partenza.
Mara: Oggi con vitotroiani esploriamo il territorio dell’equilibrio precario — quella zona in cui il corpo e la voce trovano, o cercano, una loro collocazione. Partiamo subito.
—
Postura incerta: il corpo cerca il suo posto
Pip: Il titolo dice già tutto e niente insieme — “postura incerta” è una condizione, non una diagnosi. La domanda è: cosa succede quando non si trova ancora una posizione stabile?
Mara: Il post apre esattamente su questo terreno sospeso, con una voce che non risolve ma abita l’incertezza.
Pip: Ed è proprio lì che si gioca qualcosa di interessante — non nella risposta, ma nel restare dentro la domanda senza fretta di uscirne.
Mara: Il pezzo si muove in quella direzione: l’incertezza non come difetto da correggere, ma come postura attiva, una scelta di stare in bilico consapevolmente.
Pip: Il che, in un mondo che premia la solidità ostentata, è quasi un atto sovversivo.
Mara: Esatto — e la forma stessa del testo riflette questo. La scrittura non si irrigidisce in tesi, si piega, respira, lascia spazio.
Pip: Uno spazio che il lettore può abitare, non solo attraversare.
Mara: Quello che rimane, alla fine, è l’immagine di qualcuno che sceglie di non appoggiarsi a nulla di già dato — e trova in questo una sua coerenza.
Pip: Una coerenza silenziosa, ma riconoscibile.
—
Pip: Stare in bilico senza cadere — o almeno senza fingere di non barcollare.
Mara: È forse l’unica postura davvero onesta. Al prossimo giro di ZIGZAGANDO.

(postura incerta //vvtt//)
