Tutti conoscono l’eco, quel fenomeno acustico prodotto dalla riflessione di onde sonore contro un ostacolo. Il suono, in poche parole, dopo aver colpito un bersaglio, rimbalza e torna indietro verso chi lo ha emesso. Eco, nella mitologia greca, era una ninfa loquace, punita da Era per averla distratta con i suoi discorsi e coperto i tradimenti di Zeus (marito di Era). La dea le tolse la voce lasciandole solamente la capacità di ripetere le ultime parole altrui. Respinta dal vanitoso Narciso, Eco si consuma nel dolore finchè di se stessa ne rimase solo la voce perennemente intrappolata nei boschi a ripetere suoni. Lucrezio, nel De Rerum Natura, cerca di spiegare il fenomeno attraverso una prospettiva meccanicistica basata sulla fisica degli atomi (atomi sonori che si propagano nell’aria, rimbalzano meccanicamente contro un ostacolo mantenendo la stessa configurazione, permettendo all’orecchio di percepire nuovamente il medesimo suono). L’intuizione di Lucrezio è sorprendentemente vicina ai principi della fisica moderna (anche se al posto degli atomi sonori la fisica moderna introduce le onde meccaniche). Egli infatti si distacca da tutte le credenze popolari legate alla mitologia attraverso queste parole:
“Si immagina che i luoghi che producono l’eco siano abitati da satiri e ninfe, a partire da Eco stessa che ha dato il nome al fenomeno, in quanto condannata a ripetere ciò che gli altri dicevano. Si raccontano storie di tutti i colori, condite di prodigi e meraviglie, pur di non ammettere che esistano luoghi deserti e dimenticati dagli dei. Si raccontano, in buona o cattiva fede, miracoli di ogni tipo, anche perchè il corrotto genere umano è avido di orecchie che ascoltino, da un lato, e di bocche che ingannino, dall’altro”.
La capacità del poeta latino di interpretare questi fenomeni resta uno straordinario esempio di razionalismo scientifico dell’antichità.
