” Dolce, quando i venti sconvolgono le acque del mare ingrossato, è contemplare dalla riva il travaglio dei naviganti, non per godere delle disgrazie altrui, ma perchè è dolce constatare di essere immuni dai loro tormenti” (Tito Lucrezio Caro. De rerum natura)

La dolcezza del distacco. L’epicureo Lucrezio specifica che il piacere non deriva dal dispiacere altrui, bensì dal rendersi conto da quali dolori si è fortunatamente immuni . La dolcezza dell’esser liberi da un male si accompagna inevitabilmente alla visione della pena altrui anche se ciò può creare ambiguità di significato. Tuttavia è proprio questa ambiguità che genera la forza del pensiero di Lucrezio. L’esperienza vera che tutti possiamo provare di fronte al male e al dolore altrui è una fotografia nitida dell’animo umano. Questo distacco non nasce dall’egoismo o dal disprezzo degli altri ma dal riconoscimento della fragilità della vita e dal conforto di esserne affrancati almeno fino a quando ci sarà concesso. In un mondo attraversato dal male (come quello attuale) Lucrezio ci invita a riconoscere questo concetto senza finzione, imparando a vivere con maggiore distacco dalle paure e dalle passioni. Solo così potremmo godere della pace interiore e dell’assenza di turbamento emotivo. Questo atteggiamento non annulla la possibilità della solidarietà: anzi, solo chi non è in preda al panico o all’angoscia può realmente offrire aiuto. La riva da cui il saggio osserva non è un luogo di fuga ma un punto stabile da cui poter agire con lucidità nella consapevolezza della propria salvezza.

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